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Il blog pių alto del mondo. Questo č stato il record da tentare. Aggiornare direttamente un blog da una montagna di ottomila metri. Testi, foto, video, creati e pubblicati da quota 5.700 in sų, fino a tentare il fatidico '"Hello World" dagli 8.201 metri della cima del Cho Oyu, la "Dea Turchese", sesta montagna del pianeta terra, lassų in Tibet.

Ma il record in fondo č stato una scusa ed č un gioco. Leggi Tutto ...

5700 metri. Quasi casa

Scritto martedė 16 settembre 2008 da lorenzo
E' una lunga, quasi interminabile fila quella che sale e scende le pietre della morena accanto al ghiacciaio che di tanto in tanto respira rumorosamente..

E' una lunga e quasi interminabile fila fatta di speranze, di merda di yak, di affanni, di pensieri in lingue diverse, di qualche sorriso, di molta fatica.

Il fischio-litania degli yakmen che governa i cosi pelosi e testardi ti accompagna fin sotto la meta'.

Li' c'e' l'advanced base camp. Quasi quasi ti viene da dire casa.

Check point cielo

Scritto martedė 16 settembre 2008 da lorenzo
Non riesci a decifrare lo sguardo del ragazzino in divisa. Avra' vent'anni, come tutti qui all'ultimo posto di controllo cinese a 5.400 metri. Quattro tende buttate nel nulla.

Un check point che accarezza l'assurdita' del tentativo di un controllo totale della Repubblica Popolare Cinese, tra l'antichita' del soldatino che appunta a penna e su carta malandata tutti i documenti e la modernita' della telecamera che molto discretamente ci riprende tutti.

Un altro ragazzino in divisa ascolta dal cellulare musica pop cinese.

Quante volte si sara' domandato: cosa ci faccio qui ?

Piccolo circo Cho Oyu

Scritto domenica 14 settembre 2008 da lorenzo
Italiani, Coreani e il fritto misto della spedizione americana che conta anche australiani, francesi, norvegesi e chissa' cos'altro.

Sembriamo tutti un piccolo circo di provincia che ogni sera ed ogni mattina monta e smonta tende e tendoni, baracca e baracconi. Non avremo belve ammaestrate, pitoni o elefanti ma un sacco di yak pelosi, quelli si'.

Noi poi abbiamo il tende e tendoni ci lo smontiamo e montiamo tutto da soli.

Stasera siamo al "middle camp" (5.300 metri). Domani, se tutto gira, il circo si fermera' una ventina di giorni al campo base avanzato (5.700).

Di li' in su e' il turno degli acrobati.

Riflettere ad alta quota

Scritto domenica 14 settembre 2008 da lorenzo
bagno alta quota cho oyu
E giusto per stare un filo piu' in basso del post precedente, vi mostriamo le foto del lusso che ci siamo concessi montando la nostra toilette.

E' quella azzurra sulla destra. L'altra e' dei coreani che hanno abbondato in larghezza non necessitando evidentemente di spazio in altezza.

L'inteno toilette ve lo risparmiamo, se non per privacy almeno per bon ton.

Il respiro che conta

Scritto domenica 14 settembre 2008 da lorenzo
Guardare in faccia il vento tibetano che scende dalla valle, con la consapevolezza che e' lui che alla fine comanda.

I camion dell'esercito cinese scorrazzano a gran velocita' su e giu' per la strada di sassi e polvere. Pare l'abbiano prolungata quest'anno fin sotto il campo base avanzato.

Loro, che alle spalle hanno una cultura millenaria, hanno smarrito, credo, il senso della natura e del destino.

La natura selvaggia, sterminata ed indifferente del Tibet con la sua pazienza inghiottira' la strada, cancellera' la caserma dell'esercito popolare e si riprendera' il suo posto.

Noi possiamo solo guardare e a volte accarezzare queste montagne.

E' il suo respiro che comanda, non il nostro.

Gli yak se ne fregano

Scritto venerdė 12 settembre 2008 da lorenzo
cho oyu campo base cinese
Gli yak pascolano indifferenti. Non gli importa molto di noi che montiamo le tende al campo base cinese (quota 4.850 metri). Staremo qui una o due notti e poi saliremo al campo base avanzato.

Il vento sbatte la piccola tovaglia che Ngima ha steso sul tavolino. Fa' di tutto per farci sentire un po' a casa.

Corvi grandi come aquile rincorrono le correnti.

cho oyu
Un bandierone rosso sventola sulle tende della spedizione cinese. Hanno venti portatori per diciotto membri della spedizione. Chissa' forse vogliono salire a spalla.

Il Cho Oyu carico di neve ci guarda e ci aspetta.

Tingri

Scritto giovedė 11 settembre 2008 da lorenzo
tingri tibet
Siamo a Tingri 4.350 metri, ultimo avamposto abitato prima dell'avvicinamento alle grandi montagne.

Dopo sara' solo yak e tenda.

Tingri ha quest'aria da far west americano piazzato in mezzo all'Asia. La polvere alzata dal vento e le case piatte che si affacciano sulla strada.

Una specie di spaghetti western tibetano.

Domani, se passiamo tutti bene la notte (la cartina di tornasole di un buon acclimatamento), ci trasferiamo al campo base cinese per caricare gli yak.

Intanto mentre vi scrivo le nuvole hanno lasciato il posto all'implacabile sole del Tibet.

Solo Tibet

Scritto giovedė 11 settembre 2008 da lorenzo
Pensa a qualcosa di grande e poi moltiplicalo per cento.
Immagina il silenzio assoluto e alzagli il volume al massimo.
Cerca l'orizzonte piu' lontano e avrai trovato il Tibet.

Alla fine, Tibet

Scritto mercoledė 10 settembre 2008 da lorenzo
yak nyalam
Good morning.
Good afternoon.
No, good morning, ripeto guardandomi il polso.
Good afternoon e poi il poliziotto cinese che scruta il mio passaporto mi indica l'orologio sul muro.

La Cina ha portato in Tibet anche il fuso orario di Pechino. Sei ore avanti rispetto all'Italia. Due ore e un quarto in piu' di Kodari, Nepal che sta li sotto a qualche metro.

Telecamere ovunque alla frontiera di Zagmu. Lo zaino passa sotto lo scanner, la doganiera si distrae un poco ad ascoltare noi che parliamo italiano. Quello che doveva passare e' passato senza problemi.

Zagmu non e' piu' Tibet da molto tempo se mai lo e' stata. E' una specie di Chinatown appiccicata al fianco ripido della montagna. I lineamenti tibetani affogano nel mare di visi di etnia Han.

La signora del ristorante dove pranziamo non conosce una parola di tibetano e di inglese. E' stata catapultata qui da chissa' quale parte della grande Cina.

Il budello polveroso di Kodari sembra lontano chilometri con tutto questo asfalto. L'impero cura le proprie strade anche nelle province piu' remote.

La strada si infila nella gola stretta, sotto il correre del fiume. Qui e' ancora sterrato ma e' tutto un lungo cantiere. Fra un anno anche questo pezzo di Tibet sara' asfaltato e la via per Lhasa completa.

Scrivo da Nyalam, 3.700 metri, porta dell'altipiano tibetano.

L'ultimo sole illumina le montagne. Intorno c'e' finalmente aria di Tibet.

Bloccati a Kodari

Scritto mercoledė 10 settembre 2008 da lorenzo
Sono le sette e mezza di mattina qui a Kodari.

La mulattiera di montagna alla fine ha fermato l'invasione, ma ha fermato anche noi.

Das ieri sera uno dei bisonti meccanizzati cinesi si e' quasi ribaltato e ha bloccato la strada 10 chilometri piu' giu' di Kodari.

Il camion con i bidoni della spedizione e' rimasto dall'altra parte.

La speranza e' che la situazione si risolva presto e bene nelle prossime ore.

Il Tibet e' ad un passo (fisico e non solo metaforico) e ancora non riusciamo a farlo.

Il Tibet a un passo

Scritto martedė 09 settembre 2008 da lorenzo
I chilometri tra Kathmandu e il confine di Kodari saranno poco piu' di cento ma il viaggio e' lungo e la strada segue tutto il fiume come un lungo e snodato serpente.

La fila interminabile di camion Tata tutta bardata a festa sale verso la Cina.

Le frane si sprecano e la valle si stringe quasi sopra di noi.

L'acqua scende a grandi balzi dalle pareti come se la montagna piangesse a dirotto.

Dalla parte opposta viene una lunga colonna di camion cinesi con compressori moderni, macchinari enormi e tutta la modernita' che il piccolo Nepal non si puo' permettere.

Nemmeno questa specie di mulattiera di montagna fermera' per molto tempo l'invasione da nord.

Kodari e' come tutti i punti di confine un budello di varia umanita' dove tutto e' in movimento e tutto e' sempre uguale.

Un posto che domani lasceremo per attraversare il Friendship Bridge. Lassu' si vede Zagmu e gia' si capisce che e' roba cinese.

Quei piccoli immensi sorrisi

Scritto martedė 09 settembre 2008 da lorenzo
buddhist Child Home
Ogni volta che torno alla Buddhist Child Home e' una boccata d'ossigeno in una Kathmandu che ti taglia il respiro con il traffico e la frenesia.

Ritrovare molti di quegli sguardi e di quei sorrisi, piccoli ma immensi, lasciati a maggio e' stato piu' di una semplice gioia.

E' difficile descrivere con le sole parole, le immagini forse aiutano un po'.

Il tempo come al solito e' volato e lasciare a meta' un tentativo di girotondo mi e' pesato piu' dello zaino sui saliscendi del Nepal.

La bravissima Durga Mainali, responsabile della struttura, mi ha proposto una piccola scommessa.

La prossima volta io resto e lei parte per le montagne.

Avrei accettato subito se il suo lavoro non fosse cento volte piu' impegnativo del salire un ottomila.

Dal balcone l'ultimo ciao ciao della piu' piccola della banda ti ricorda che forse le montagne sono solo un buonissimo pretesto per tornare qui, tra questi piccoli immensi sorrisi.
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